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Siamo nel vortice, drammatico, di una emergenza sanitaria ma non sentiamo la voce del Consiglio Regionale.
Ce lo chiediamo ormai da oltre 2 mesi ovvero dallo scoppio della epidemia a Vò Euganeo.
Ogni giorno imperversano le conferenze stampa del Presidente Zaia, capo dell’organo esecutivo della Regione che, nel bene e nel male, si è imposto come un potere unico regionale.

Per converso, l’organo legislativo del Veneto, il Consiglio Regionale, risulta totalmente assente da qualsiasi dibattito e decisione e, va detto, non solo per responsibilità del Governatore.
Le opposizioni in Veneto (componenti della maggioranza a Roma) appaiono deboli, frastornate e condizionate dalle stesse faide interne ai rispettivi partiti ed al governo.

In Veneto, Zaia è lasciato solo e indisturbato al comando, capace di assumersi il compito ora di tranquillizzatore, ora di fustigatore, poi ancora di normalizzatore quando si è trattato di dire che, sì, la Regione Veneto è pronta a ripartire ma la competenza è di Roma.

Eppure, il Consiglio Regionale, almeno su una materia regionale – per antonomasia – come la sanità, non può essere relegato al ruolo marginale di comitato consultivo.
Caro Zaia, se oscuri e trascuri l’organo rappresentativo della sovranità popolare veneta, rafforzi la linea di chi tenta oggi di trasformare la Regione in un mero organo (simil-prefettizio) esecutore degli ordini di Roma.

Il Consiglio Regionale è invece il locus dove si forma la volontà del Popolo Veneto e i suoi membri avrebbero dovuto ( e dovrebbero) essere informati, consultati e coinvolti nelle decisioni sulle scelte sanitarie riguardanti il territorio Veneto.

Se così si fosse operato forse non avremmo avuto, per esempio, un ritardo di 20 giorni per l’estensione immediata dei tamponi sugli asintomatici come indicato dal Prof Andrea Crisanti, e quindi, sulle nuove spese che la sanità veneta avrebbe potuto decidere di assumere per superare il vergognoso rifiuto dell’istituto Superiore di Sanità.

Egualmente il Consiglio regionale avrebbe potuto dire la sua in ordine alle irragionevoli modalità di lockdown che hanno ammazzato l’economia veneta.

Visto che siamo ancora in tempo sarebbe bello se d’ora in avanti il Consiglio Regionale potesse esprimersi almeno su come il Veneto intende e può organizzarsi per riaprire e su quali interventi siano necessari per rimettere in piedi vasti e decisivi settori della nostra economia (artigiani, commercianti, agricoltori, piccoli imprenditori, etc ) ma in primis le filiere del turismo e della moda letteralmente rase al suolo dalla crisi.
La questione può sembrare di pura forma ma mai come in questo momento la forma è sostanza.

La crisi da covid19 ha avuto come effetto quello di mettere fuori gioco l’unica Istituzione regionale capace di essere sintesi mettendo in off side i cittadini veneti, di fatto “costretti” a subire le sterzate solitarie e non sempre coerenti del Governatore senza che nessuno, in alcun modo, chiedesse conto di quei cambiamenti quasi umorali, e talvolta plateali, tipici delle politiche autoritarie/paternalistiche.

Eppure è grazie a quel Consiglio Regionale sovrano che in Veneto sono state votate due leggi storiche per rivendicare autonomia e indipendenza (L.R. 15 e 16 del 2014) e che ha consentito ai nostri concittadini di votare il referendum celebrato il 22.10.2017 ad oggi tradito da tutti i partiti italiani compreso quello sovranista e neo-centralista del presidente Zaia.

La Democrazia è un bene prezioso e i Prefetti, come diceva Luigi Einaudi, sono la lue (la peste) da evitare perché “Democrazia e Prefetto repugnano profondamente l’una all’altro”.

Alessio Morosin