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Molte persone mi chiedono che cosa io pensi dell’Unione Europea. 

Premetto che io mi sento prima di tutto un cittadino Veneto ed  Europeo. La mia Europa è quella delle persone, delle libertà, dei diritti e dei doveri, delle responsabilità, del progresso sociale ed economico.
Politicamente credo quindi nell’Europa dei Popoli, dell’autodeterminazione, delle autonomie, della democrazia.

L’Unione Europea odierna, invece, sta dando prova, ancora una volta, di essere solo fondata sugli interessi della  finanza speculativa, delle lobbies, dei mercati e della moneta unica senza controllo sovrano. 
L’Europa che grandi uomini come De Gasperi, Spinelli e Rossi concepirono come risposta alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale non è né l’Europa del Mes, del Fiscal Compact, del rapporto arido tra debito e Pil, né l’Europa dei burocrati  guidati a distanza dalle lobbies che pagano la politica di Bruxelles. E certamente non era l’Europa degli egoismi. 

L’Unione Europea potrà sopravvivere solo se riuscirà a superare adesso l’esame decisivo della tragedia – sanitaria ed economica – della pandemia del COVID-19. 
Dovrà coniugare principi di solidarietà con regole di responsabilità. Dovrà far coesistere Stati formiche (Germania e paesi del Nord) con Stati cicale (Italia e paesi del Sud)Dovrà decidere se prevarranno le logiche mercantili interne (autarchiche), care ai singoli Stati, o quelle della sfida del libero mercato WTO dell’economia mondiale. 
Dovrà scegliere se salvare l’Italia perché “is too big to fail” (è troppo grossa per fallire) – e se fallisse farebbe crollare tutta la UE –  o se lasciarla alla sua deriva (con un gruppo di Stati di serie B) e rifondare – con gli  Stati virtuosi – tutto il suo apparato, semplificando la burocrazia, ponendo finalmente al centro le persone e non la moneta unica. 
Dovrà quindi valutare se è ancora  applicabile la dura terapia imposta alla Grecia (per soddisfare i crediti delle banche tedesche) o se è meglio negare sostegno agli Stati cicala e, come accennato, attivare subito  le procedure per porre fine al progetto stesso della UE. 
Al punto in cui siamo arrivati o la UE si rigenera dalle fondamenta e quindi cambia radicalmente strutturandosi – e operando- come Unione di Popoli (e non di lobbies di Stati) o il sogno europeo morirà per sempre e per tutti. 

Certo è che oggi del fallimento di questa Unione Europea dei poteri forti e della moneta senza controllo sovrano nessuno sentirà la mancanza.
In caso di fallimento della UE  noi Veneti avremmo comunque, come Entità istituzionale necessariamente autogovernata e sovrana,   l’opportunità ed il bisogno di condividere subito con gli altri popoli, europei ed italiani, delle regole da definirsi con Accordi commerciali e Trattati mirati  di  collaborazione economica, finanziaria, difesa. Meglio ancora con dei Patti confederali aperti a chi condivide le medesime scelte istituzionali, politiche e sociali. 

Da un fallimento possono scaturire tante opportunità.