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Le elezioni regionali quasi certamente non si terranno a fine luglio ma a ottobre, considerando anche i termini previsti dalla legge per la convocazione dei comizi. Poco male: sappiamo fin d’ora che vincerà Luca Zaia. Noi vogliamo che vinca  il Veneto.

Zaia sarà premiato dalla grande visibilità derivatagli dalla gestione dell’emergenza che, almeno sotto il profilo sanitario, è stata un successo malgrado la confusa gestione del governo centrale. Tracciamenti, tamponi, test sierologici hanno fatto prevalere il “metodo sanitario veneto” sotto il profilo della prevenzione e così siamo usciti dal pantano di marzo in maniera meno grave di altre regioni, con un tasso di contagio ridotto ai minimi termini e un livello di decessi oggi praticamente azzerato.

Il virus non è battuto, anzi, ma la ricetta veneta ha consentito quelle riaperture che danno un po’ di fiato ad un sistema economico prostrato. Questa è in realtà la vera sfida del Veneto e dei veneti: ricostruire quello che il Covid 19 ha distrutto, soprattutto ma non solo nel turismo, vena d’oro della regione e ridotto ai minimi termini da una pandemia che incute ancora grandi timori e che fa prevedere un crollo degli arrivi soprattutto dall’estero per l’intero anno 2020.

Con la sinistra ai minimi termini e i 5 stelle in estinzione, il governatore si avvicina a tappe forzate ad una conferma elettorale che esce dai tradizionali confini del leghismo. Egli, infatti, è nelle condizioni di parlare ad un elettorato vasto e non leghista, affascinato dal pragmatismo di un lessico lontano dal “no” all’euro di Salvini che ammicca al neo centralismo sovranista e statalista. Il popolo veneto preferisce un approccio pragmatico ai problemi e punta a soluzioni pratiche, concrete.

Zaia è indiscutibilmente l’anti-Salvini e la questione dell’autonomia è il campo di battaglia su cui si misura la sua vera “indipendenza” dal capo del suo partito, che -preso dall’urgenza di dimostrare la consistenza elettorale del suo partito- ha sdoganato le peggiori  pulsioni centraliste del suo “nuovo” bacino di voti, soprattutto al sud ove cerca appoggi e consolidamento.

Ma in Veneto ci siamo noi del Partito dei Veneti. Ci presenteremo davanti al nostro  elettorato con una proposta politica che non vuole essere “contro Zaia”, ma intende andare “oltre Zaia” . 

A tre anni dal referendum sull’autonomia e alla luce di quello che è successo a causa della pandemia, riteniamo ineludibile la questione della svolta di tipo confederale, non solo per quanto riguarda il Veneto; serve infatti un nuovo patto confederale tra i territori (le regioni o loro aggregazioni) che rimetta al centro le autonomie locali e soprattutto le comunità, sulla base di quello che Einaudi disse quando fu scritta la Costituzione italiana: dare a ognuno l’autonomia che vuole.

Il Partito dei Veneti si presenta alla prossima consultazione regionale con un programma semplice: realizzare subito la concreta autonomia sdoganando e obbligando Luca Zaia a superare i limiti del suo partito proprio su questo tema. 

Dobbiamo mettere subito nero su bianco soprattutto la questione delle risorse, senza cui ogni progetto di trasformazione italiana in senso autenticamente confederale non è possibile. In ogni caso l’autodeterminazione resta la via maestra.

Essere, in ultima istanza, il manipolo di quelli che credono nell’autonomia senza “se” e senza “ma”, che consenta al governatore di andare oltre i limiti politici della sua stessa maggioranza e superare gli ostacoli che le forze più conservatrici e stataliste (Lega compresa) gli metteranno certamente davanti, nel tentativo di annacquare un progetta di autonomia vera, che al Sud è percepita ancora come un privilegio e non come una assunzione di responsabilità.